Il paesaggio vegetale a Linosa
Scarse sono le notizie su Linosa sino al XIX secolo, a dimostrazione del fatto che sia stata a lungo disabitata e visitata solo occasionalmente allo scopo di prelevare legname e cacciare il bestiame inselvatichito sull’isola.
Agli occhi dei primi visitatori l’isola apparve coperta da una macchia rigogliosa. Nel rapporto sulla sua visita, Calcara (1851) riferisce: «gli oleastri, le filliree, ed il lentisco con altri alberetti da bosco vi crescono più rigogliosi e folti che nella vicina Lampedusa. Le piante spontanee ivi sono in maggior copia», mentre Sanvisente (1849) scrive: «Le piante spontanee dalle quali il suolo vi è coperto, [...] sono di ottima vegetazione, e di alquanto grosso fusto si osservano i diversi arbusti, e gli alberi di ogliastri, e di Carrubbe, dei quali circa 300 sono pronti a ricevere il frammescolamento» (l’innesto di rami di varietà coltivate, n.d.r.) e piti oltre «La intiera Isola è ingombra da bassa, e folta boscaglia [...] Le ceppaie si carbonizzano per conto del Governo». Nella sua carta l’agrimensore Dottore (1870) la raffigura come coperta per lo piti da “bosco”: solo la zona a ridosso dell’approdo conta una decina di edifici e dei terreni coltivati e due “mandre” (ovili), e un piccolo orto coltivato sul lato settentrionale dell’isola.
Dal resoconto dell’Albertis (1878) si apprende che: «Fino all’anno 1875 la superficie dell’isola, tolta poca parte ridotta a coltura, era tutta bosco e serviva al libero pascolo degli animali bovini, ovini e suini che si allevavano in gran quantità e da cui gli abitanti traevano il loro sostentamento [...] ogni membro della popolazione dell’isola è ora divenuto proprietario di una buona parte di terreno che ha già cominciato a dissodare e a coltivare sotto buoni auspici» e prosegue affermando che «Linosa è ferace in oleastri; vi crescono assai rigogliosi il lentisco e la fillirea».
Trent’anni dopo, Sommier (1908) scrive: «Il rivestimento vegetale in oggi è molto piti ricco a Linosa che a Lampedusa. La macchia ha già sofferto per azione dell’uomo e degli animali domestici, e specialmente hanno diminuito le piante di aitò fusto. Tuttavia la macchia esiste ancora nella maggior parte dell’isola». Pili avanti nota la notevole diminuzione dell’oleastro e di Juniperus turbinta (oggi estinto allo stato spontaneo, S. Pasta, oss. pers.).
Prestando fede alle testimonianze avute dai locali, Di Martino (1961) rivela che il paesaggio dell’isola si mantenne inalterato fino alla seconda guerra mondiale, quando, a causa del bisogno di combustibile, vennero meno le regole che avevano evitato la distruzione della macchia e avevano regolamentato il taglio e il pascolo. Tuttavia, l’isola ospita ancora oggi discrete superfici di macchia.
Le ristrette superfici pianeggianti e sub-pianeggianti di Linosa, site all’interno dei crateri spenti o tra gli edifici vulcanici, sono state e sono tuttora coltivate. I singoli appezzamenti, delimitati da caratteristiche siepi di fico d’India [Tav. 5s], sono tuttora occupati da vigneti e da varie colture sarchiate. Particolarmente importante è la coltura delle lenticchie, la cui qualità è rinomata. In molte zone, destinate al pascolo ovino e bovino sino all’inizio degli anni Settanta del XX secolo, è oggi in atto un processo di successione verso aspetti di macchia discontinua.
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