I rituali che accompagnano il Capodanno nei diversi Paesi del mondo

Il Capodanno, pur essendo la festa con cui tutto il mondo celebra l’arrivo dell’anno nuovo, viene festeggiata secondo usi, costumi e tradizioni diverse, che attraversano sia il momento del pasto che l’intera serie dei comportamenti e dei rituali tipici.
In Italia, ad esempio, la tradizione vuole che si celebri l’arrivo di questo momento con un cenone di Capodanno attorno ad una tavola imbandita di pietanze, tra le quali non possono mancare lo zampone o il cotechino ai quali fa da contorno un bel piatto di lenticchie, ma ci sono anche altre usanze che variano dal Nord al Sud della penisola.
Tra i tanti riti scaramantici c’è quello di indossare biancheria intima rigorosamente rossa, oppure di liberarsi degli oggetti che non si usano più gettandoli dalla finestra, oppure ancora di appendere sulla porta di casa un rametto di vischio come simbolo di protezione e amore e baciarsi sotto di esso per cacciare i problemi e le difficoltà di coppia.

Se queste sono le usanze del bel Paese, in Russia, allo scoccare della mezzanotte, si apre la porta di casa come gesto simbolico per accogliere il nuovo anno, mentre in India è obbligatorio festeggiare il Capodanno per strada e non in casa.
In Giappone invece il Capodanno, che non coincide con quello della maggior parte dei paesi del mondo, dura una quindicina di giorni e si festeggia gustando le ricette tipiche locali durante i banchetti, per poi concludere i festeggiamenti con la tradizionale festa delle lanterne; il nuovo anno viene annunciato da 108 colpi di gong, associati alla quantità di peccati che una persona compie in un anno, che vengono ascoltati dalle famiglie mentre si riuniscono nei templi per bere insieme il sakè.

Tra la grande varietà di pietanze che adornano le tavole di tutto il mondo durante questa festa, l’uva è il frutto che più di tutti è simbolo di prosperità e buon auspicio per molti Paesi oltre al nostro: in Sudamerica, ad esempio, per Capodanno si mangiano dodici acini d’uva che corrispondono ai mesi dell’anno, per ognuno dei quali si esprime un desiderio. Sempre dodici acini si mangiano in Spagna, corrispondenti ai rintocchi dell’orologio di Puerta del Sol a Madrid.

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