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Il giro di Lampedusa via mare

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Di , novembre 10th, 2010 | Itinerari | 0 Commenti
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Se vista da terra Lampedusa è una specie di scabro deserto, il suo mare, scoperto dai subacquei negli anni Settanta, è una favola e ci si può imbattere anche in specie di pesci tropicali che arrivano dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Se non si alloggia in un resort che offre la formulahotel+barca, ci si può aggregare alle gite collettive (l’offerta è vastissima) che salpano dal Porto Nuovo intorno alle 10.30, quasi in processione. La rotta dipende dalle condizioni del mare e sono previsti il pranzo e diverse soste per il bagno fino al ritorno, nella luce radente del tramonto. Uscendo dal porto in direzione est, si doppiano Cala Maluk, Cala Francese e Punta Sottile, oltre la quale la costa orientale è un alternarsi di baie e promontori fino a Cala Creta, protetta dall’alta scogliera di Capo Grecale, ampia e tranquilla, con una piscina naturale d’acque così calme da essere battezzata Mare Morto. Oltre Capo Grecale, la costa settentrionale si profila alta, scandita per chilometri da una scogliera traforata di grotte e punteggiata di scogli che precipita a picco sopra e sotto il pelo dell’acqua, per addolcirsi solo oltre Capo Ponente. Poco prima che il grande Scoglio del Sacramento segni il giro di boa verso la costa occidentale, £i apre una cala magica e un po’ inquie-
tante, protetta quando soffia lo scirocco e raggiungibile solo via mare. Gli isolani l’hanno battezzata Madonna con Bambino, ma la grande roccia bionda a forma di seggio che sorge al centro sembra più il trono del dio Nettuno che un simbolo cristiano.
Superato Capo Ponente, il sud di Lampedusa, dorato, digrada più dolcemente verso il mare in baie che si aprono in fondo a canyon sahariani. Come Cala Pulcino, e la confinante, celeberrima Spiaggia dei Conigli. È dentro questa mezzaluna di sabbia chiara, chiusa da una scarpata color ocra e affacciata su acque da Polinesia, che Lampedusa si fa spettacolo. Così perfetta che Domenico Modugno – che la elesse a proprio buen retiro, facendovi costruire una casa – la definì “il posto più bello di tutto il Mediterraneo: la piscina di Dio”. Tra nuotate e snorkeling in mezzo a piccoli, coloratissimi pesci, non si vorrebbe mai risalire in barca. Merita poi una sosta la vicina Tabaccara, una lunga scogliera dorata e bellissima, prima di riprendere la via del ritorno e godere di un ultimo tuffo nelle acque chiare di Cala Croce, che lambiscono due bianchi arenili gemelli.
ISOLE PELAGIE
LAMPIONE
A ovest di Lampedusa, da cui dista una decina di miglia, Lampione è uno scoglio di poco più di un chilometro quadrato, lungo 700 metri e largo 180, con una vaga forma di capodoglio, abitato da colonie di gabbiani. Si raggiunge in barca in condizioni di mare calmo ed è uno dei posti favoriti dai sub: qui è ancora possibile osservare banchi argentei di ricciole, numerose specie di cernie, aragoste e varietà di corallo giallo e rosa. Occasionalmente si avvista anche lo squalo grigio. La limpidezza dei fondali ne fa una delle mete più rinomate del Mediterraneo per i fotografi subacquei.
LINOSA
Ventuno miglia a nord di Lampedusa, Linosa è una delle più piccole isole italiane, punta emergente di un vulcano tuffato nel Canale di Sicilia (appena 5,3 kmq, con un perimetro di 11 km). Nera di lava e verdeggiante di coltivazioni, spruzzata di fichi d’India, tondeggiante e montuosa, è disegnata da tre vulcani spenti, Monte Ponente, Monte Rosso e Monte Vulcano, il più alto. Il terreno lavico favorisce l’agricoltura e perfino nei crateri crescono capperi e lenticchie, mentre nella campagna si allevano bovini allo stato brado le cui carni sono particolarmente saporite, forse per il fatto di nutrirsi dell’aromatica vegetazione endemica. Lontana da tutto, Linosa è l’isola degli eremiti del mare, avvolta da una tranquillità assoluta: non c’è pompa di benzina, non c’è banca o sportello bancomat, (a eccezione del Banco Posta presso l’ufficio postale), né si possono usare carte di credito. Il paese, l’unico centro abitato, dove vivono i circa 450 linosani, si raccoglie attorno al porticciolo dello Scalo Vecchio, sulla costa sudocci-dentale. È un borgo graziosis-simo, somigliante a un quadro nai’f: piccole case a un piano, dipinte a colori pastello, con gli spigoli, le porte e le finestre “profilati” da colori a contrasto. La strada principale, via Re Umberto sale per un centinaio di metri fino alla parte alta del paese, dove si trovano la chiesa, la posta, il supermercato. Il b&b La Posta e la Casa per Ferie Linoikos, con lavori del pittore agrigentino Franco Fasulo, sono le poche possibilità di alloggio insieme a qualche casa in affitto e alle stanze presso privati.
All’uscita nord del paese, una strada ben tenuta porta in poco più di un chilometro alla Pozzolana di Ponente, scalo alternativo e unica spiaggia dell’isola: di sabbia nera, dominata da una parete di roccia stratificata dai colori incredibili, dal giallo zolfo al rosso ferro, si specchia in acque straordinariamente limpide. Il posto più bello per il bagno è ai Faraglioni, a metà della costa orientale, 20 minuti a piedi dal paese, con la Piscina Naturale di acque verdi e cristalline protetta da un cordone di rocce nere incrostate di madrepore già a 3 o 4 metri di profondità. Ma è ai Fili, raggiungibile solo in barca, che il mare si fa strepitoso. Una scogliera sedimentata dal tempo e tormentata dalle onde s’innalza a picco sull’acqua. Passaggi segreti s’infilano fra le rocce come piccoli mari interni. Scogli solitari emergono dal blu e di tanto in tanto si aprono angoli nascosti dove il sole filtra solo quando è a picco, in un paesaggio che sa di mitologia. Se il mare è protagonista, un’escursione da non perdere è la salita al Monte Vulcano. Ci vuole quasi un’ora per raggiungere la cima, lungo un sentiero tortuoso da togliere il fiato, ma ne vale la pena perché la vista è superba: spazia sul minuscolo paese ai piedi della montagna, sfiora il piccolo cimitero, corre lungo gli antichi dammusi persi nella geometria dei campi e su un mare color inchiostro che sembra non aver confini.

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