Il mobbing

Su medicina del lavoro ferrara trattiamo il tema del mobbing e del perchè rivolgersi ad un medico competente.

Il primo ad affrontare il mobbing come condizione di persecuzione psicologica nell’ambiente di lavoro è stato, alla fine degli anni ottanta, lo psicologo svedese Heinz Leymann  che lo descrisse cosi: “una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che è progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì relegato per mezzo di ripetute e protratte attività mobbizzanti”.

In Italia il fenomeno mobbing viene considerato dagli anni novanta grazie al contributo dello psicologo Haraid Ege che considera questo fenomeno quale: “una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti vessatori ripetuti, da parte dei colleghi o superiori posti in essere in modo ripetitivo per un periodo di almeno sei mesi”.

In seguito a questi comportamenti la vittima cade verso una condizione di disagio che si ripercuote in maniera negativa sul suo equilibrio fisico e psicologico.

Esistono diverse modalità di mobbing:

_orizzontale: tra pari grado;

_verticale: da un superiore verso un subordinato o da un gruppo di dipendenti verso un superiore;

_collettivo: strategia aziendale mirata a ridurre l’organico;

_esterno: il datore di lavoro subisce pressioni come minacce di denuncia per comportamenti mobbizzanti sia da parte dei dipendenti che da parte di organizzazioni sindacali;

_doppio mobbing: la vittima in questo caso carica la famiglia di tutti i suoi problemi. Durante una prima fase trova la comprensione dei familiari che viene poi seguita da un’ulteriore condizione di distacco.

Ecco secondo Leyman le fasi del mobbing:

_segnali premonitori:  si avvertono le anomalie relazionali tra la vittima e i colleghi o il superiore. Iniziano quindi  le prime lamentele e i primi rimproveri;

_stigmatizzazione: si manifesta il comportamento mobbizzante attraverso numerosi attacchi alla vittima al fine di isolarla dal contesto lavorativo e demotivarla psicologicamente;

_ufficializzazione del mobbing: il lavoratore/vittima denuncia questi atteggiamenti ma viene colpevolizzato dai suoi persecutori che la considerano responsabile della situazione che si è creata;

_distaccamento: è l’ultima fase che culmina con il totale isolamento della vittima. Il lavoratore depresso e stremato sceglie la via delle dimissioni.

In Italia sarebbero vittime di mobbing circa il 6% dei lavoratori attivi. Il mobbing, proprio a causa delle dimensioni che sta assumendo, necessiterebbe in maniera urgente di un corretto inquadramento.

Infatti, mentre in Svezia ed in altri paesi europei il fenomeno è stato da tempo regolamentato, nel nostro sistema giuridico non esiste una normativa specifica che identifichi e disciplini il mobbing come fenomeno a sé stante.

Nonostante questo, la Costituzione (art. 2-3-4-32-35-36-41-42) tutela la persona in tutte le sue fasi esistenziali, da quella di cittadino a quella di lavoratore. Molti comportamenti che caratterizzano il mobbing trovano una precisa connotazione in diversi articoli del codice penale.

Nel caso crediate di essere vittime di mobbing è quindi consigliabile raccogliere alcune testimonianze di atteggiamenti mobbizzanti nei vostri confronti , avere degli colleghi alleati e denunciare questi atteggiamenti al medico del lavoro.

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