Riforma appalti, parte l’ultimo sprint

È ancora stallo sul testo che dovrebbe recepire le direttive Ue e, soprattutto, rivoluzionare il settore degli appalti pubblici in Italia. Tra annunci e ritardi, ora il Parlamento cerca di accelerare per non incappare nelle sanzioni comunitarie.

La deadline si avvicina, perché i due anni che possono trascorrere dall’emanazione delle tre direttive comunitarie che dettano le nuove norme in ambito appalti pubblici all’effettivo recepimento nelle legislazioni nazionali stanno per concludersi. Per la precisione, è il prossimo mese di aprile la scadenza ultima entro la quale l’Italia dovrà approvare una legge che innova il sistema di bandi e gare.

E allora, ecco che per superare l’attuale impasse e i soliti ritardi, si fa largo una possibilità: recepire entro il prossimo mese la parte relativa alle direttive attraverso un “semplice” decreto legislativo, e lasciare poi la vera e propria riforma (nodo particolarmente sostanzioso e critico) per momenti successivi.

I lavori della Commissione. Questo scenario è emerso dopo le decisioni della Commissione Lavori pubblici del Senato, che ha presentato e approvato un emendamento al testo già discusso prima dell’estate per “spacchettare” la riforma che interessa il sistema dei contratti pubblici. Questo significa, dunque, che entro il 18 aprile 2016 sarà varato il decreto legislativo che recepisce le tre direttive europee, che riguardano rispettivamente le concessioni (direttiva 23/2014), gli Appalti (la direttiva 2014/24) e gli altri settori interessati (25/2014), e che abroga le parti del Codice italiano che sono in contrasto. Mentre a tutto il grosso del riordino previsto si dà un arrivederci all’estate.

Tempi lunghi. Il Parlamento infatti dovrebbe concedere una seconda “legge delega” al Governo, con una scadenza prevista per la fine di luglio 2016, attraverso la quale arrivare alla riforma dei contratti pubblici vera e propria, che dovrebbe prendere la forma di un ulteriore decreto che conterrà, al suo interno, non solo i principi indicati dalle direttive europee, ma anche l’abrogazione di Codice e Regolamento degli Appalti (come ampiamente annunciato da Ministri e Sottosegretari). Qualcosa nei mesi scorsi si era già mosso, tanto è vero che ci sono state delle correzioni ai testi fin qui discussi, che hanno già “ammorbidito” alcune posizioni. Ad esempio, la stessa Commissione Lavori Pubblici del Senato ha modificato la norma relativa agli appalti delle concessionarie: in prima stesura, si obbligava ad assegnare tutti gli appalti di importo superiore a 150mila euro con procedura a evidenza pubblica, mentre invece nella nuova formulazione sarà possibile affidare una quota dell’80 per cento dei lavori attraverso gara, mantenendo dunque la possibilità di affidamento “in house”.

Il cuore della riforma. Non dovrebbe cambiare, invece, la filosofia alla base della Riforma generale del sistema: come ampiamente annunciato dal Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, si va verso una “soft regulation” che dovrebbe consentire un maggior confronto con il mercato e, soprattutto, una netta semplificazione rispetto al passato. Punto centrale è la sostituzione del Regolamento attuativo del Codice con delle linee guida, elaborate da Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la stessa ANAC.

Gli altri principi. Salvi, per ora, anche gli altri contenuti della delega, di cui abbiamo spesso parlato grazie al portale www.appaltitalia.it. E, perciò, viene confermata l’impostazione che prevede l’affidamento dei servizi di natura tecnica, di ingegneria e architettura attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, così come l’introduzione dei concorsi di progettazione, che daranno nuovo peso e valorizzazione alla fase progettuale e alla qualità architettonica. Spazio importante anche alle nuove tecnologie, sia per diffondere meglio i bandi che per valutare le offerte: ad esempio, i progetti dovranno essere pubblicati online, così da consentire una ponderazione, e sarà incentivato l’uso del cosiddetto Building Information Modeling, che consente di simulare via elettronica le informazioni edilizie.  Ultimi punti, ma non meno importanti, riguardano la limitazione nella pratica della deroga deroghe alle procedure ordinarie (possibile solo in casi particolari e di emergenza) e l’introduzione di un sistema di qualificazione delle imprese che prevede anche la considerazione della “buona condotta” rispetto agli appalti precedenti.

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