Cyberbullismo? Ecco 5 caratteristiche ricorrenti

Di cyberbullismo si parlava già nel 1993, quando ancora gli smartphone non esistevano e il World Wide Web era appena stato reso pubblico.

 

In quegli anni il massimo esponente della ricerca riguardante il bullismo fu Dan Olweus, che svolse delle ricerche all’interno delle scuole norvegesi per studiare una particolare tipologia di aggressività, da lui definita appunto bullismo. La descrisse in questi termini:

Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Un’azione viene definita offensiva quando una persona con maggior potere infligge intenzionalmente o arreca un danno o un disagio a un’altra, la quale risulta essere più indifesa.

 

Olweus sottolineava già le caratteristiche di intenzionalità, ripetizione e sbilanciamento di potere che un’azione doveva contenere per poter essere definita come un atto di bullismo.

Con l’arrivo degli strumenti tecnologici questa forma di comportamento sembra essersi potenziata attraverso le nuove forme di comunicazione, rappresentate dai social network. È stato infatti coniato un nuovo termine per definire le aggressioni perpetrate dai bulli con l’utilizzo di strumentazione elettronica: il cyberbullismo.

 

 Ma le caratteristiche del cyberbullismo sono le stesse del bullismo di Olweus?

Cyberbullismo e bullismo hanno in comune queste caratteristiche:

  1. Ripetizione: quando gli attacchi si ripetono più volte nel giro di pochi giorni;
  2. Intenzionalità: deve essere presente una volontà chiara e diretta da parte dell’aggressore di procurare dolore o disagio alla vittima. Non basta un semplice litigio tra amici o compagni di classe per parlare di bullismo, così come non basta che qualcuno scriva un messaggio denigratorio;
  3. Sbilanciamento di potere: deve esserci un’asimmetria di potere tra la vittima ed il bullo. Spesso gli atti di cyberbullismo sui social network coinvolgono ragazzi che si conoscono, che frequentano la stessa scuola o che frequentano le stesse compagnie. La vittima non reagisce per incapacità di difendersi o per timore di ulteriori ripercussioni.

 

Il cyberbullismo si differenzia dal bullismo per queste peculiarità:

  1. Pubblicità:il bullo può operare in modo privato, per esempio usando comuni servizi di messaggistica. Capita di frequente però che utilizzi i social network e che si serva delle funzioni di commento pubblico per rovinare l’immagine della persona vittimizzata. L’essere messi alla berlina davanti alla propria cerchia di amici e conoscenti crea nelle vittime una grave incapacità di sostegno e sopportazione dell’atto di cyberbullismo, oltre che vergogna e frustrazione.
  2. Anonimato:spesso il bullo ha elevate abilità tecnologiche e opera sotto falso profilo. Le vittime, non riuscendo a combattere l’avversario efficacemente, vivono così un senso di impotenza.

 

Il cyberbullismo del sesso maschile è caratterizzato da aggressività fisica, oltre che verbale; quello tipicamente femminile si caratterizza invece per l’esclusione dal gruppo, i pettegolezzi e le forme di violenza indiretta. È stato osservato che il cyberbullismo con le caratteristiche sopra citate si verifica solo nel 5% dei casi, meno del tradizionale bullismo.

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