Yuan debole, alla Cina non conviene proseguire su questa strada

Tra giovedì e venerdì scorso, i mercati hanno puntato gli occhi su quanto accade in Cina, timorosi che l’economia del paese del Dragone possa vivere un rallentamento. I dati sull’export infatti sembravano riportare a galla i timori che già erano sorti tra la secondo metà del 2015 e l’inizio del 2016. Poi, i nuovi dati macro diffusi venerdì hanno cambiato nuovamente lo scenario e tranquillizzato i mercati.

I dati di cui parliamo sono quelli relativi all’inflazione, che ha segnato un aumento annuo dell’1,9%. Meglio dell’1,3% di agosto e soprattutto oltre le previsioni degli analisti (1,6%). Al tempo stesso sono aumentati anche i prezzi alla produzione: 0,1% contro il calo dello 0,8% di agosto. Anche in questo caso, le attese degli analisti erano per una flessione dello 0,3%. Tutto meglio del previsto quindi, per la gioia dei mercati.

La Cina e il deprezzamento dello Yuan

yuanSul fronte valutario, intanto, si è mosso poco il rapporto tra dollaro e Yuan. La valuta cinese in una settimana e mezzo si è svalutata nei confronti del biglietto verde, però ciò è stato causato dal suo inserimento tra le valute speciali del paniere del FMI. Il rapporto dollaro/yuan è passato da 6,68 a 6,74 in pochi giorni (potete osservare i grafici del conto demo Iron FX).

La svalutazione del renminbi (l’altro nome dello Yuan) a parere di molti analisti non durerà molto. Questo per due ragioni sostanziali. Anzitutto l’entrata dello yuan nei Diritti Speciali di Prelievo, non suggerisce comportamenti di tipo opportunistico (appunto quelli di chi svaluta volontariamente).

In secondo luogo, non conviene a una Cina avere uno yuan debole perché il paese punta molto sull’importazione della tecnologia per accelerare la trasformazione industriale orientandola all’automazione e alla produttività. E avere una valuta svalutata sarebbe troppo costoso.

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