Psicologa Torino, Dott.ssa Parisi : i giovani italiani e la loro sessualità

Vorrei iniziare questo articolo con una citazione di Pier Paolo Pasolini del 1975 : “Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore”. Il quadro che ne deriva, anche in questo caso con rare eccezioni, è quello di giovani generazioni assuefatti a comportamenti sessuali spericolati sin dalla prima adolescenza, spregiudicati nella sperimentazione della propria fisicità, promiscui nella conduzione di esperienze seriali, rapidamente intercambiabili quando non intersecanti, sovversivi dei modelli virtuosi, monogami e patriarcali caratteristici delle cosiddette “cultura dell’onore”. Per quanto gli aspetti biologici, clinici e tecnici della sessualità siano importanti, è tuttavia indispensabile analizzare la sessualità come fenomeno sociale: vale a dire come un insieme di modelli comportamentali in cui le persone si cimentano, sotto l’influenza di pressioni sociali, e per di più con un insieme di modalità attraverso le quali ci si relazione con gli altri. Il fine ultimo è stato quello di confutare i falsi miti legati alla sessualità: ad esempio non è vero che i maschi italiani siano sicuri di sé e della propria infallibilità sessuale infatti il 59,2% degli uomini ha ammesso di provare incertezze preoccupazioni materia di prestazioni sessuali, il 42,6% ha dichiarato di soffrire o di aver sofferto di difficoltà sessuali. Ed è ancora non è vero che comportamenti sessuali trasgressivi vengono ormai adottati dalla maggioranza del persone.

sessualita

Sono emerse delle nuove normalità, per cui è ormai normale il sesso nella terza età: il 73,4% delle persone fra i 61 e settant’anni dichiarano di avere una vita sessualmente attiva, così come il 39,1% delle persone in età tre 71 e gli ottant’anni. Risulta essere più disinvolto anche rapporto dei giovani con il sesso come riportato da comunicato stampa rintracciabile sulla pagina Web del Censis del 2000. Secondo quanto emerge da questa indagine, di ancora una forte aderenza ai valori tradizionali, rappresentata da una netta divergenza tra le dimensioni delle opinioni in sostanza dell’aspetto dichiarato dell’intimità e la dimensione del comportamento, dell’aspetto quindi esperito. Dunque quel che si dice non coincide con quel che si fa: i comportamenti quotidiani sembrano collocarsi su un trend di sostanziale di  continuità con retaggi culturali tutt’altro che progressisti. Anche in questo caso emerge una doppia lettura: da una parte è innegabile quanto, per alcuni versi, si è cambiata la cultura sessuale italiana, con l’abbandono di alcuni capisaldi dell’etica sessuale europea come ad esempio la verginità femminile fino al matrimonio; ma dall’altra è ancora molto evidente la presenza di una “cultura sessuale dominante” che esalta la cosiddetta doppia morale borghese che “plaude alla virilità per i maschi e alla rispettabilità sociale per le femmine”: ci troviamo ancora di fronte al modello di una coppia effettiva stabile che si regge sui valori di fedeltà ed affettività, infatti quello che caratterizza i rapporti sessuali le relazioni giovanili è la monogamia sequenziale. Prosaicamente, i giovani maschi le giovani femmine la pensano allo stesso modo sulle possibilità offerte all’orizzonte sessuale post moderno, rappresentando per se stessi un tiepido, ma comune destino nel senso di una dichiarata liberalizzazione dei costumi, ma agiscono in materia profondamente diverse, a seconda delle classiche stigmate della rispettabilità borghese. Il quale chiude con un occhio sulle deviazioni maschili se occasionali, essere realizzate e non minacciose rispetto alla sacralità dell’amore di coppia, mentre impone la femmina, pena la perdita dell’onore, un’aderenza intransigente al copione della fidanzatina irreprensibile. Pur non potendo trascurare la specificità delle storie personali in merito alle relazioni private, innegabile che un’alta autovalutazione della propria figura e associata ad un’alta soddisfazione per la vita sessuale: solamente il 13% di coloro che si danno una bassa autovalutazione si dimostrano pienamente soddisfatti della propria sessualità, contro quasi la metà (48,7%) di chi dichiara di piacersi molto. “Aiutati che il ciel ti aiuta”, recita il proverbio. Ecco è alla fine degli anni 70 che si è assistito alla prima vera rivoluzione sessuale, che ha visto lo scardinamento dei modelli tradizionali nei comportamenti privati. Quello che in questa sede ci si è domandati riguarda il compimento effettivo di tale rivoluzione. Della cosiddetta società postmoderna contrariamente a quello di una sfrenata esposizione della sessualità vorrebbe farci intendere sembrano ripristinarsi le cornici comportamentali antecedenti alla rivoluzione sessuale. Così i giovani d’oggi preferiscono tornare ad un copione relazionale conservatore, facilmente iscrivibile delle rispettive cerchie sociali di appartenenza. La persistenza della coppia, come forma sostituibile di esperienze affettive sessuale in ogni fase del ciclo di vita, costituisce l’ultimo apparente baluardo per l’individuo in una liquidità sociale percepita sempre più instabile e minacciosa, una consolazione per le delusioni della ragione. La rappresentazione postmoderna della sessualità giovanile narra di nuove generazioni in apparenza vocate ad una razionalità spregiudicata, disimpegnata, esposte ai rischi della sperimentazione occasionale. In realtà, a fronte di una divulgazione di senso comune troppo spesso contaminata alla sovraesposizione mediatica dei comportamenti privati a cui non di rado indulge  il dibattito scientifico che i giovani italiani manifestano esperienze dell’intimità prevalentemente tradizionaliste, sensibili a forme vecchie e nuove di controllo sociale.

Articolo a cura della Psicologa Torino, Dott.ssa Parisi

 

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