Cambio dollaro-lira sotto pressione, potrebbe intervenire la Banca centrale turca

Cresce l’attesa in Turchia, dove la Banca centrale è attesa da un appuntamento importante domani, quando si riunirà per valutare se alzare i tassi di interesse. Sarebbe il secondo intervento dopo messo in atto nel novembre scorso, che però è stato del tutto inutile a fronteggiare la speculazione contro Ankara.

Sul fronte valutario, in base ai dati della piattaforma Plus500 vediamo che il cambio dollaro-lira turca è rimasto stabile a 3,7686 oggi (puoi vedere la recensione, opinioni e spread Plus500 qui). Complessivamente il cross ha segnato un calo del 6,4% quest’anno, comunque meglio del 10% che aveva toccato una decina di giorni fa.

Situazione del cambio dollaro-lira

Ecco perché la riunione di domani è importante. La banca centrale potrebbe decidere un secondo rialzo dei tassi, e secondo gli analisti il governatore Murat Cetinkaya potrebbe decidere per un incremento fino a 50 punti base. Tuttavia a oggi l’istituto è sembrato molto più propenso ad intervenire sulla situazione economica attraverso le condizioni di liquidità offerte alle banche nazionali.

Del resto è vero che finora (e per l’ottava settimana di seguito), la banca centrale non ha tenuto la consueta asta settimanale per procedere ad una iniezione di denaro contante nel sistema. Questo ha spinto le banche turche ad attendere fino al pomeriggio per accedere a una forma alternativa di liquidità, che viene cioè erogata al tasso del 10% anziché l’8,25%.
Così facendo Cetinkaya sta ottenendo gli stessi effetti di una politica restrittiva, ma evitando una vera e propria stretta monetaria, nonostante i fondamentali economici lo richiedano.

Adesso vedremo cosa succederà domani. Se il governatore dovesse ancora deludere le attese degli investitori, il cambio tra lira turca e dollaro potrebbe ancora salire, portandosi intorno a 4. Monitoreremo la situazione con il nostro broker Fortrade, opinioni qui).

Non solo, questo andrebbe anche ad instaurarsi su una situazione ancora più allarmante, visto che sabato il Parlamento ha approvato una legge di riforma della Costituzione, che rende il capo dello stato per 7 anni l’unico vero detentore del potere politico.

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