Spazi confinati e formazione

Con il termine “ambiente confinato” si intende un luogo/ambiente totalmente o parzialmente chiuso, che non è stato progettato e costruito per essere occupato in permanenza da persone, né destinato ad esserlo, ma che all’occasione, può essere occupato temporaneamente per l’esecuzione di interventi lavorativi come l’ispezione, la manutenzione o la riparazione, la pulizia, l’installazione di dispositivi tecnologici caratterizzato da limitate aperture di accesso e da una ventilazione naturale sfavorevole, in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa della presenza di sostanze, agenti chimici o condizioni di pericolo.

Gli spazi confinati sono facilmente identificabili proprio per la presenza di aperture di dimensioni ridotte, serbatoi. Silos, reti fognarie ecc.. Altri tipi di spazi confinati, non altrettanto facili da identificare ma ugualmente pericolosi, potrebbero essere: cisterne aperte, vasche, camere di combustione all’interno di forni, tubazioni, ambienti con ventilazione insufficiente o assente.

Molti fattori di rischio riscontrabili in un luogo di lavoro normale possono essere presenti anche in un ambiente confinato. Ma pur nella complessità delle situazioni negli ambienti confinati tutte le ipotesi di rischio si possono ricondurre essenzialmente a tre fattispecie,sotto elencate con esempi:

1 – Configurazione dello spazio e delle vie di uscita. Per esempio:

– l’accesso all’area di lavoro avvenga attraverso un’apertura di dimensioni ridotte. L’uscita o le operazioni di salvataggio in situazioni critiche potrebbero pertanto risultare più complesse.

2 – Carenza di ossigeno. Ciò può accadere per esempio:

– quando si verifica una reazione tra alcuni tipi di terreno e l’ossigeno contenuto nell’aria;
– a seguito della reazione tra le acque sotterranee, il gesso e calcare, dalla quale si produce anidride carbonica;
– nelle stive delle navi, nei container da carico, nei camion da trasporto, ecc. come conseguenza della reazione del carico stesso con l’ossigeno presente nell’ambiente .

3 – Presenza di sostanze nocive, infiammabili o comburenti. Queste possono per esempio:

– accumularsi all’interno di condotte, tombini e cavità collegate al sistema fognario;
– invadere cisterne o serbatoi tramite le condotte di collegamento;
– filtrare all’interno di fosse e cavità in terreni contaminati, come vecchie discariche e impianti per il gas.
– Sostanze liquide e solide che, se perturbate, possono improvvisamente riempire l’ambiente o rilasciare gas. Le sostanze non agglomerate, come quelle granulose, possono solidificare parzialmente o formare degli accumuli all’interno dei silos, causando ostruzioni che possono collassare inaspettatamente.
– Residui all’interno di cisterne, serbatoi o depositi su superfici interne, che possono emettere gas, fumi o vapori.

Il rischio principale è dovuto alla possibile presenza di atmosfera incompatibile con la vita. I gas e vapori possono essere presenti perché fanno parte del ciclo produttivo o perché si sviluppano per processo chimico.

Il DPR n. 177 del 14 settembre 2011, pubblicato in G.U. l’8 novembre 2011 ed avente efficacia dal 23 novembre 2011, introduce innovative misure di innalzamento della tutela della salute e sicurezza dei  lavoratori delle imprese operanti in ambienti sospetti di inquinamento o con possibile presenza di gas. Esso prevede, in attesa della definizione di un complessivo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi:

– Obbligo di specifica informazione. formazione spazi confinati e addestramento di tutto il personale.
– Obbligo di utilizzare gli adeguati disposiviti di protezione individuale.
– Obbligo della presenza di personale esperto.

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