Storia della caccia e sua evoluzione

La caccia è un attività svolta da parte dell’uomo fin da quando i primitivi vivevano grazie ad essa, inseguendo, catturando e uccidendo animali per cibarsene. A mano a mano che altri mezzi di sussisetnza le furono affiancati, prese sempre più l’aspetto di un attività svolta per divertimento.

Gli antici, in questa attività, vedevano un utile esercizio ginnico militare, una scuola di coraggio e di vita per temprare la gioventù durante i periodi di pace.

I Romani dettarono le prime norme di diritto venatorio, codificate poi da Giustiniano nel Digesto. Nel diritto Romano la caccia è considerata il diritto naturale dell’uomo all’acquisto di animali selvatici mediante occupazione.

Durante il periodo feudale le stratificazioni sociali si riflettono nel mondo della caccia: ai nobili viene riservato l’esercizio cruento della “grande venerie”, simbolo di schiatta guerriera e di attitudine militare, al popolo l’umile e imbelle aucupio, ove però l’intelligenza si affina nell’arte della sopravvivenza.

Lo sfarzo rinascimentale e il modo di vivere cortese si rispecchiano nei grandi cortei cinegetici, i quali simboleggiano il lusso, la ricchiezza, la potenza di questi nuovi nobili. Dal fondo però urgono nuove istanze, richieste di libertà economiche e politiche che sfoceranno nella Rivoluzione Francese. I borghesi, tra gli altri diritti, chiedono anche quello della caccia e l’abbattimento di ogni privilegio feudale in questo settore.

Il codice di Napoleone sanziona un nuovo modello di proprietà e le forme di caccia ad esse pertinenti. Ma la Rivoluzione Industriale, prima ancora della Rivoluzione francese, ha fatto scomparire le grandi cacce corali, con l’impiego di equipaggi, servi e battitori. L’ideologia liberale dominante ha imposto un modo di vivere nuovo, dinamico, che trova la sua espressione in un esercizio venatorio individualistico, con la doppietta e l’uso del cane da ferma.

E’ il modello dello “sportsman” inglese che si impone ideologicamente, culturalmente e socialmente.

Nei paesi industrializzati la caccia viene praticata principalmente come attività ricreativa oppure finalizzata allo scopo di commerciare il ricavato della cattura o dell’abbattimento degli animali. Solitamente i cacciatori ritengono che passare del tempo all’aria aperta, in ambienti relativamente selvaggi e lontano dai sentieri più frequentati, sia una parte essenziale dell’attività venatoria. Essi ritengono inoltre che la carne degli animali selvatici sia più saporita e abbia un gusto diverso rispetto alla carne degli animali d’allevamento.

Il cacciatore moderno può essere anche motivato dalla collezione di trofei di caccia. Normalmente le leggi stabiliscono il compimento della maggiore età per la pratica dell’attività venatoria, anche se in alcuni paesi, come negli Stati Uniti e in Canada, è sufficiente aver raggiunto i 16 anni.

La caccia praticata come attività ricreativa o commerciale è oggi criticata dal movimento per i diritti animali il quale sostiene che tali attività violano il diritto fondamentale alla vita degli animali cacciati e siano fonte di inquinamento e del saturnismo a causa del piombo delle munizioni da caccia rilasciato nell’ambiente

La caccia in Italia è regolata dalla legge-quadro dell’11 febbraio 1992, n. 157 e s.m.i., in materia di Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.

La legge 157/92 sancisce nell’articolo 1, comma 1, la condizione della fauna selvatica entro lo Stato italiano come segue: «La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.». La fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile, per cui nessuno può disporne liberamente e la sua tutela è nell’interesse di tutti i cittadini, anche a livello sovranazionale.

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