L’arte della lavorazione del vetro

La creazione di oggetti artistici in vetro rappresenta un punto d’incontro tra artigianato tradizionale, complemento d’arredo e design. Le fabbriche di lampadari moderne hanno a catalogo innumerevoli oggetti creati da artigiani del vetro, quali i maestri vetrai di Murano.

Le tecniche principali di lavorazione del vetro sono tre: a lume, la vetro fusione e in fornace.

La lavorazione a lume è una tecnica che permette di modellare una canna vitrea (piena o non), facendo raggiungere al vetro una temperatura tale da renderlo “morbido”. Questa temperatura viene raggiunta grazie all’utilizzo di una fiamma ricavata dall’erogazione contemporanea di metano ed ossigeno.

Questa tecnica permette di creare innumerevoli oggetti (come perle, pendenti, anelli, oggetti miniaturistici vari), il cui pregio deriva dall’abilità di lavorazione e stilizzazione dell’artigiano. Grazie a questo tipo di lavorazione, possono essere raggiunte innumerevoli nuances di colore, mescolando a caldo canne differenti. L’utilizzo della canna forata, inoltre, permette all’artigiano di creare oggetti in vetro soffiato.

Con il termine “vetro fusione” s’intende la costruzione di una nuova piastra di vetro che servirà a produrre l’oggettistica e la bigiotteria. Questo avviene grazie ad un processo di assemblaggio, con il quale vengono messi assieme pezzi di vetro ed altri materiali (foglia oro, foglia argento,murrine, canna di zanfirico): i vari elementi, se lavorati a temperature molto alte, si fondono in modo irreversibile.

La lavorazione in formace avviene tramite soffiatura. Soffiare il vetro è l’arte di creare sculture manipolando il vetro fuso. Risale al 300 A.C e ha origine in medio oriente. Da allora, i prodotti di vetro soffiato sono diventati indispensabili nel quotidiano come nell’innovazione scientifica e questa è diventata una delle maggiori forme d’arte. Ci sono due tipi di soffio del vetro: perle a lume, fatta con la fiamma ossidrica e all’impronta, che prevede l’uso di una canna.

Il prodotto, dopo essere stato assemblato, viene fatto cuocere all’interno di forni ad alta temperatura (dai 700 agli 850 gradi) e, successivamente, al termine del ciclo di cottura, viene fatto raffreddare molto lentamente al fine di ottenere un prodotto qualitativamente ottimale: quest’ultimo passaggio permette, in termini fisici, di raggiungere nuovamente la stabilità molecolare che il prodotto possedeva prima della cottura.

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