Paura di amare, come superare un tradimento

Cosa sarebbe la vita senza l’amore?

Su questa frase si potrebbero scrivere riflessioni di ogni tipo che rappresenterebbero –il più delle volte- dei banali luoghi comuni. Indiscutibilmente, però, l’amore fa parte della vita di tutti gli individui anche se, non sempre, l’amore è un sentimento immutabile nel tempo.

Si sa che si vive una prima fase di innamoramento dove, la giovane coppia, incarna il sentimento elevato all’ennesima potenza. Si cammina allegramente sopra di una nuvola e tutto è intriso di romanticismo e buoni propositi.

Questa fase iniziale è la parte più vibrante del sentimento ma, ahimè, non è destinata a durare per sempre. All’eccitazione del nuovo, della conquista appena raggiunta, al desiderio finalmente appagato e a tutti gli altri valori che contraddistinguono la fase iniziale di un rapporto, subentra subdolamente, una forma di abitudine che andando avanti con il tempo si tramuta in un’abulica esistenza fatta di noiose gestualità che ingrigiscono quella colorata relazione di un tempo che appare sempre più distante da un presente che pesa sempre di più.

E’ il momento più critico che può vivere il rapporto: quello nel quale si è protesi –a volte in modo assolutamente latente- alla ricerca di qualche nuovo input attraverso il quale godere di uno stimolo differente che vivifica la propria appassita esistenza.

Questa è la molla che origina solitamente un tradimento.

E’ una concatenazione di situazioni che, inanellandosi le une alle altre, liberano il cuore e la mente da quei freni inibitori rappresentati dal sentimento coltivato verso il partner. E’ sufficiente un incontro casuale o qualsiasi altra ragione che causa il conoscere una persona che piace, per sentirsi magneticamente attirati a livello fisico da una persona che in quel momento pare essere il partner ideale.

Se un tempo andato era il maschio ad incarnare il soggetto fedifrago, al giorno d’oggi le donne si sono talmente evolute in infedeltà da essere in percentuale, il sesso meno fedele. Il concetto dell’uomo cacciatore al quale era in qualche modo perdonata la scappatella, nel nostro presente questo criterio è stato totalmente resettato.

Si tradisce per noia, per evasione, per ribellione, per vizio, per trovare un ideale che esiste solo nella fantasia e, purtroppo, spesso ciò causa la fine di un amore mal ripagato sul quale non si smetterà mai di avere rimorsi.

Ma come si fronteggia la fine di una storia?

A questa domanda non esiste una unica risposta dal momento che tante sono le variabili possibili e che, ognuna di queste, implica una differente chiave di lettura.

Riaffidarsi ad un altro luogo comune che recita “morto un Papa se ne fa un altro” è cosa stupida in quanto, tranne eccezioni che vedono entrambi i partner felici di chiudere la loro relazione, appare evidente che in caso contrario è sollevato chi decide di mettere la parola ‘fine’ mentre piange amare lacrime chi è stato lasciato.

Evitando di analizzare i partner che si trovano entrambi in linea nella decisione, vediamo cosa accade nelle coppie dove questa ipotesi non è valevole.

Chi decide di chiudere una storia si assume totalmente la responsabilità del gesto che, quasi sempre, è motivato da un subentrante amore nei confronti di un’altra persona con la quale si pensa di sostituire il vecchio partner. Ovviamente, in questo caso, c’è da augurarsi che la scelta si dimostri felice e che non sia una mera illusione o un rapido fuoco di paglia perché sarebbe dura (se non impossibile) ritornare sui propri passi ritornando dal vecchio partner lasciato ad implorare il suo perdono.

Differente è la posizione del partner che viene lasciato e che si vede crollare un rapporto che avrebbe mantenuto all’infinito perché ancora coinvolto emotivamente a livello sentimentale.

Buona norma è quello di non piangere sul latte versato e cercare immediatamente di prendere visione di una realtà che deve essere accettata. Punto e a capo: nuova vita, nuovi interessi e magari, nuovo amore sul quale ricostruire la propria esistenza.

E’ tuttavia possibile perdonare un tradimento. E’ una questione di carattere e di quanto amore si nutre nei confronti del partner pentito. Molte unioni si sono salvate (e cementificate) proprio grazie ad una generosa tolleranza con la quale uno dei due ha perdonato l’altro della sua infedeltà.

Bisogna tuttavia mettere in conto che questo gesto di magnanimità può essere sempre tirato in ballo in certi momenti, facendolo pesare nei confronti della persona che è stata infedele, come una sorta di rinfaccio che nessuno potrà mai cancellare.

Anche nel caso di un sentito e sincero perdono è bene considerare il fatto che ci sarà sempre una persona offesa in modo irreversibile e, colui che è stato perdonato, farebbe bene a riversare il doppio dell’amore per ripagarla in qualche maniera.

Non si può smettere di amare per paura di un potenziale tradimento, così come non si può diventare insensibili al sentimento dopo aver sofferto per una infedeltà subita dal partner. Amare è un qualcosa di fisiologico che non può e non deve mancare nella vita di una persona anche se questa è rimasta scottata nella sua fiducia.

Aver paura di un nuovo tradimento laddove lo si sia già vissuto, può sicuramente rendere insicuri la persona offesa ma non per questo occorre rinunciare a vivere il sentimento. Chiaramente l’essere rimasti delusi dal proprio partner lascia al dubbio, la possibilità di crescere dentro di se ma è bene rimanere più insensibili che si può, per non rimanere strangolati dai timori. Semmai è preferibile chiudere una relazione non più stabile per aprirne una nuova con un partner che risulta essere più affidabile ma sapendo che in ogni caso, il rischio di tradimenti è sempre presente.

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